Angiolone che bestemmiò in Vaticano

Edida - Gianni Greco - Angiolone che bestemmiò in Vaticano

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DESCRIZIONE

Angelo Pezzaglia, detto Angiolone, fu un attore molto attivo tra Ottocento e Novecento. Preso dal sacro fuoco del teatro, si esibiva soprattutto in drammoni a fosche tinte nelle arene di tutta Italia.

Gigantesco, dalla pancia di sua madre aveva preso il meglio, lasciando il peggio al suo gemello Gerolamo, nato piccolo e gobbo.

Grande raccontatore di barzellette nel privato, era, in privato e in pubblico, un feroce fustigatore del clero, nonché un forte bestemmiatore. E quella volta in Vaticano, quando fu temerariamente chiamato a recitare per il Papa…

Beh, questo e tutto il resto scopritelo leggendo “Angiolone che bestemmiò in Vaticano”, un eBook realizzato da Edida che Gianni Greco, discendente di Angiolone e curatore dell’Archivio Pezzaglia-Greco (decretato dallo stato “di interesse storico particolarmente importante”), offre gratuitamente a chiunque voglia scaricarlo.

E chi lo farà non resterà deluso scoprendo la figura oggi inedita di un capocomico teatrale e interprete del cinema muto come ce ne furono pochi, colto nel momento in cui, subito dopo la morte, avvenuta esattamente 100 anni fa, dovette presentarsi davanti a S. Pietro.

E il dialogo tra i due è assolutamente imperdibile.

VIDEOINTERVISTA

AUTORE

Gianni Greco, di padre milanese, madre fiorentina e cognome da Magna Grecia, è fiorentino puro e italiano intero.

Nasce a Firenze con la musica in corpo, e infatti scrive canzoni.

Nasce con l’amore per le parole, e le parole gli danno da vivere: 34 anni di radio e televisione con lo pseudonimo di “G”, e poi spettacoli, teatro, libri, fumetti, conferenze, tutto pur di non lavorare manualmente.

La sua popolarità è dovuta soprattutto al programma radiofonico “Il Sondazzo”, con cui ha portato gli scherzi telefonici a diventare provocatori test sull’animo umano. Ha fatto ridere intere generazioni senza essere un comico, e le ha fatte riflettere senza essere un filosofo.

Sempre al limite della decenza, spesso oltre, apparentemente volgare nel suo linguaggio libero in realtà mai gratuito, “G” desta sentimenti opposti in chi lo segue: amore, odio…

In fondo, che differenza c’è?